“Who assists me?___Sunnybird “


L’astronave precipita inesorabilmente e l’impatto con il suolo del pianeta sconosciuto è abbastanza violento da far ribaltare la navicella 3 volte prima di collocarsi in posizione orizzontale. Il comandante Rob nonostante le cinture di salvataggio e le ammortizzazioni di emergenza subisce fortemente i contraccolpi e mezzo stordito entra in uno stato di panico estremo, temendo di non risvegliarsi più se chiude gli occhi. Disperato e con una voce flebile, ma con tutte le sue forze residue, inizia a parlare ad alta voce come se qualcuno che non esiste possa ascoltarlo: “Chi mi aiuta per favore? Ascoltatemi sono perso in una terra desolata e non potrò rimanere vivo a lungo. I motori non rispondono più , come se qualcosa li avesse disattivati completamente. Come posso scappare da questo posto ora?”. Così perde coscienza e cade in uno stato di sonno profondo per un periodo imprecisato.
Il tempo sembra essersi dilatato e forse dorme per 9 ore terrestri. Finalmente poi riapre lentamente gli occhi, uno alla volta. L’impatto con la realtà è però sconcertante, si intravede dall’interno della navicella solo un pianeta sabbioso e roccioso deserto, con delle alture collinose in lontananza. Si libera dai fermi di salvataggio e dà un’occhiata allo stato della navicella che per fortuna è solo un po’ danneggiata con le lamiere deformate, ma essenzialmente è integra. Con un impulso rapido e deciso indossa la tuta spaziale e apre il sistema di ossigenazione all’interno. Rob deve provare ad uscire fuori ad esplorare il pianeta deserto, in cerca di una soluzione che neanche lui immagina possa essere. Apre e poi richiude dall’esterno la porta dell’astronave, costruita con un metallo speciale super resistente agli impatti ricavata dall’unione atomica di oro ferro e alluminio, che in condizioni specifiche possono accomunare gli elettroni come facessero parte di un unico atomo. Il nanosole illumina ancora per un po’ il pianeta e Rob cammina lentamente nella tuta superleggera che ha la capacità anche di bilanciare la gravità del posto come se fosse quella terrestre. “Vedo solo lande sconfinate e certamente questo posto è deserto. E’ strano però…sembra irreale come se avessi la sensazione che un’energia o qualcosa di simile mi seguisse mentre cammino. Sarà perchè sono ancora stordito ed ho il collo molto dolorante”. Però Il comandante non si perde d’animo e si mette alla ricerca di un corso d’acqua esplorando una valle che sembra deformata per la presenza di un piccolo laghetto ora arido. “Cosa succede ora? Sento come un sibilo …o sono solo i miei acufeni ad ingannarmi. Qui non c’è nessuna forma di vita certamente anche se l’atmosfera sembra avere una composizione chimica simile a quella terrestre.” Dopo aver vagato in giro per quasi un’ora Rob stanco e in preda al panico si siede su una roccia poco distante dall’astronave. Poi cade in uno stato di impotenza e si abbandona ad una meditazione che tanto lo aiutava nei momenti difficili sulla terra. Prova a connettersi con il suo Sè spirituale che lui giocosamente chiama Sunnybird per trovare conforto e illuminazione, o forse solo per accettare in pace una fine certa della sua vita. Ritrova così un attimo di presenza e contatto con se stesso ed entra in uno stato eccezionale di calma mai sperimentata prima, come se tutto fosse in armonia nella sua situazione. Osserva la strana notte del pianeta che non è al buio ma è illuminata da tanti soli più o meno distanti in un gioco spettacolare di luci riflesse ed ombre. Un po’ è incantato Rob dall’inusuale paesaggio ma è consapevole che è da solo e non può fare altro. Ormai il comandante ha accettato il suo destino. “La notte di questo pianeta ha il cielo pieno di stelle tutte vicine, è uno spettacolo straordinario… ma a me sembra davvero tutto così pericoloso!”